Suor Anne e la misericordia di Dio che ci «riveste»

Si è concluso con il doppio intervento (la mattina al clero, il pomeriggio ai fedeli) di suor Anne Lècu, il percorso «Sentieri di giustizia», promosso da Caritas per favorire sul territorio una riflessione corale sui temi della giustizia, della misericordia e gettare uno sguardo di attenzione sul mondo dell’adolescenza. Religiosa domenicana da 22 anni, biblista, scrittice, suor Anne è sopratutto un medico. Un medico delle carceri. Lavora, infatti, nel più grande penitenziario femminile d’Europa, all’Ille-de-France:

4500 detenute. Nella laicissima Francia suor Anne è stipendiata dall’ospedale pubblico per un servizio di pubblica utilità. E il suo lavoro-missione in mezzo alle detenute è diventato per lei l’occasione ulteriore per un cammino spirituale: «Stare nelle carceri – ha raccontato – mi ha permesso di leggere in modo nuovo la Bibbia, fonte di meraviglia e di coraggio». Una

lettura che l’ha rafforzata nel convincimento che «l’esperienza principale che si fa in carcere è quella di capire che i detenuti sono uguali a noi, tutti creati a immagine di Dio». La prova di questo? «Nella parola», risponde decisa la suora, che ha offerto una bellissima catechesi mettendo in parallelo i primi due capitoli della Genesi in cui si racconta

la creazione, ma anche il peccato originale, dal quale Adamo ed Eva si scoprono nudi, al Vangelo che narra di come i soldati si divisero la veste di Gesù. «Scoprirsi denudati, più che nudi – ha osservato – accade quando proviamo vergogna, quando cioè crediamo che il giudizio degli altri su di noi si riduca all’atto sbagliato che abbiamo commesso. Ma Dio ci riveste, per ricostruire ciò che gli altri possono aver distrutto e per consentirci di tornare a parlare tra noi». Ma c’è poi un’altra tunica, quella di Gesù, tessuta tutta d’un pezzo, che i soldati si giocano a sorte. È la tunica con cui poco prima Gesù ha lavato i piedi dei discepoli chinandosi su di loro. Cristo ne viene spogliato «e quella tunica è tirata a sorte perchè ognuno possa ereditarla». Ma la tunica è anche quella bianca del nostro Battesimo. E qui suor Anne ha lanciato una forte provocazione, con cui ha concluso l’incontro: «Nell’altro – ha detto – dobbiamo vedere l’innocenza e l’immagine di Dio, che nessuno può togliere. Anche il peggior detenuto ha ancora con sé questa innocenza».

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