Racconti dall’emergenza Covid: Al campo Zauli, il servizio docce per restituire dignità a chi l’ha perduta

Un servizio che non hai mai cessato di funzionare in Caritas fin dallo scoppio dell’emergenza coronavirus è quello delle docce. Nelle prime settimane hanno continuato ad essere funzionanti quelle di via Alfieri, poi – grazie alla disponibilità del Comune – il servizio si è trasferito agli impianti sportivi del Campo Zauli, che permettono un maggior distanziamento sociale e una migliore organizzazione. Ed è lì che tre volte settimana – lunedi, mercoledi e venerdi – volontari Caritas accolgono chi ha necessità di curare la propria igiene e di farsi la doccia. Finora sono state 302 le docce effettuate. Un’attività che a noi sembra scontata (ogni volta che ne abbiamo voglia, possiamo tranquillamente farla), ma che per chi vive nella povertà diventa un bisogno essenziale al pari di mangiare e bere. Lavarsi, infatti, signfica anche potersi cambiare di abito, rinnovare gli indumenti intimi, stare meglio con se stessi.

Ed è per questo che la Chiesa di Grosseto, attraverso Caritas, non ha voluto che questo servizio venisse meno. E l’ha reimpostato sulle nuove esigenze legate all’emergenza. Tra chi, in questo periodo, sta svolgendo servizio volontario al Campo Zauli c’è Franco, 62enne in pensione, che ha deciso di darsi disponibile dopo aver letto l’appello del Vescovo. «Ho atteso qualche giorno da quell’appello, ci ho riflettuto e poi mi sono detto che potevo farlo – racconta – Ho telefonato in Caritas e ho fornito il mio nominativo». All’inizio Franco è stato assegnato alla Bottega della solidarietà di via Pisa, dove per alcuni giorni ha contribuito alla preparazione dei pacchi e ha effettuato consegne. «Sono andato anche fuori Grosseto, fino a Ribolla», racconta. Poi si è manifestata l’esigenza di ripensare il servizio docce e gli è stato chiesto di far parte del gruppo di volontari che si sarebbero alternati allo Zauli. «Sul momento – confessa – sono rimasto un po’ perplesso, pensavo di essere più utile alla Bottega, dove naturalmente i numeri sono più alti. Poi, però, ho capito che ogni servizio è utile. Facendo questa esperienza mi sono reso conto, al di là dei numeri tutto sommato contenuti, quanto sia importante garantire l’igiene alle persone che non hanno la possibilità come noi di lavarsi quando vogliono. È dignità anche questa, perché rendersi presentabili di fronte agli altri sicuramente ci fa sentire meglio». Il servizio docce si svolge in modo molto ordinato. Le persone attendono all’aperto, distanziate, vengono fatte entrare una alla volta. Ci sono due postazioni separate, una per le donne e una per gli uomini.

I volontari Caritas registrano il nome della persona, ogni lunedi forniscono un cambio intero di intimo, mentre negli altri due giorni calzini e slip nuovi; forniscono asciugamani e per chi ne è privo anche l’occorrente per lavarsi. I vestiti che le persone che hanno usufruito della doccia lasciano lì vengono messi in un sacco nero, che poi viene sigillato e smaltito a dovere. «Solitamente – racconta ancora Franco – il lunedi è il giorno con più presenze, almeno una decina; gli altri due giorni i numeri calano. Ci sono diversi italiani che vengono. Tra loro anche persone che sono arrivate da noi per lavori stagionali che sono saltati e che si sono trovati in difficoltà… Questo ci fa capire come il limite tra stare bene e male è un crinale davvero sottile… Cosa mi sta dando quest’esperienza? Se anche fai poco, capisci che dai un piccolo contributo per restituire dignità a chi l’ha perduta, a persone solo all’apparenza invisibili, ma che esistono, ci sono. E poi ti viene data la possibilità di offrire una relazione, seppur semplice e minima, ma comunque importante, perché ti fa mettere nei panni dell’altro».

Fonte: Toscanaoggi.it – Redazione Grosseto

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *