Lettura Continuata della Bibbia 5-10 maggio 2019

Da Genesi all’Apocalisse. «Quella Parola è arrivata al cuore di tanti e siamo chiamati non solo a custodirla, ma a prendere coscienza che è rivolta ad ognuno e che ognuno di fronte ad essa ha la sua risposta; che di fronte ad essa siamo chiamati a dire dei nuovi sì, a ricominciare, perché la Parola crea relazione, ci chiama, ci spinge continuamente a dire: “Eccomi, ci sono”», ha commentato il vescovo Rodolfo, che ha aperto e chiuso la non-stop leggendo il primo capitolo di Genesi e gli ultimi versetti dell’Apocalisse. Nel mezzo oltre 600 lettori, che si sono passati il testimone notte e giorno, senza alcuna interruzione.

La complessa organizzazione messa in piedi per far sì che tutto funzionasse alla perfezione, alla prova dei fatti ha centrato il bersaglio. Tutto è scorso come doveva, gli inevitabili contrattempi sono stati gestiti senza che l’impianto complessivo dell’iniziativa subisse variazioni o incontrasse difficoltà nella prosecuzione. «Fermati un po’ e ascolta», era scritto nel lungo banner appeso all’ingresso della chiesa di San Pietro e in tanti, passando lungo corso Carducci a tutte le ore del giorno, vi hanno buttato lo sguardo. Anche solo per pochi secondi. Molti anche coloro che sono entrati, sostando in ascolto mentre la Parola veniva letta. Ci sono stati libri più agevoli, altri più impegnativi da leggere; passi più noti, altri meno e la lettura è servita come a riacquistare nuova confidenza con il Libro per antonomasia. «La lettura continua della Bibbia è stata un’esperienza che Caritas ha voluto per sottolineare una cosa semplice, ma che non sempre è evidente: Caritas è quella realtà della Chiesa che non si occupa di dare da mangiare solo a chi ha fame, ma, se dà il pane materiale, è perché è motivata dalla Parola di Dio», commenta il direttore di Caritas don Enzo Capitani. Anche lui è stato tra i lettori, soprattutto nelle ore notturne e ha avuto occasione in vari momenti di vedere il movimento intorno all’iniziativa.

E, a iniziativa conclusa, ci tiene a sottolineare che attraverso la lettura continua, l’intento è stato anche quello di ridire a tutti la fedeltà di Dio: «Dio mantiene la parola data, costi quel che costi, costi anche il sacrificio del suo unico figlio. In un tempo in cui si fa a chi urla più forte, è fondamentale riscoprire tutto questo». Anche tra i lettori l’entusiasmo, a tratti anche la commozione, nell’aver contribuito alla lettura integrale della Bibbia sono stati forti. «È stata una bella iniziativa – commenta Franco, laico impegnato nell’associazionismo – Leggere tutta la Bibbia serve prima di tutto a noi credenti per conoscere pezzi della Parola che non siamo abituati ad ascoltare. È poi significativo che la Bibbia in questo modo abbia preso il suo spazio in città, suscitando attenzione e provocando noi credenti a capire il tesoro che abbiamo in mano». «Sono grata – dice Carla, catechista in una parrocchia cittadina – a quanti hanno pensato a questa iniziativa. Condivido infatti le motivazioni che il nostro vescovo ha scritto nella lettera inviata a tutti noi circa la violenza verbale che troppo spesso ci circonda, alle parole avulse e senza senso dette con ferocia tanto per fare del male, mancando del loro principio, che è quello di creare rapporti belli e condivido l’urgenza di ritornare a fare silenzio e saper ascoltare. Il fatto che la Bibbia sia un testo scritto non deve farci dimenticare che è viva ed è capace di dare vita. Spero che in ogni comunità parrocchiale si possa riscoprire il calore della Parola e che possano rinascere cenacoli, piccole mense della Parola dove nutrirsi e ristorarsi», conclude.

Anche i giovani hanno dato il loro apporto alla non-stop biblica: «Sebbene non ami leggere in pubblico – racconta, ad esempio, Niccolò, 25enne studente universitario – ho voluto comunque farmi strumento per la diffusione della Parola di Dio. Ho letto di notte. Il mio turno prevedeva che mi presentassi alle 4.45 e nel tempo che ha preceduto il mio turno di lettura mi sono raccolto in preghiera insieme a chi era con me. Su un foglio presente in chiesa era
scritto: “Nel caso tremasse la voce dovuta all’emozione stringere tra le mani la Bibbia perché è dalla Parola che si trae la sicurezza”. Questa frase, insieme ad un clima di ascolto, ha facilitato il mio turno di lettura. Ho percepito che la Parola unisce: nonostante non conoscessi gli altri lettori, non sono mancati saluti e sorrisi, come alla fine di un cammino condiviso». Anche i sacerdoti hanno letto. «Anch’io – dice, ad esempio, don Michele, parroco di Arcille – come molti altri ho dato il mio piccolo contributo leggendo alcuni brani della Sacra Scrittura. In particolare ho letto alcuni passi che mi sono stati affidati in modo del tutto provvidenziale, ma che per me hanno un significato particolare, tra i quali: la preghiera del re Salomone che chiede a Dio la sapienza per poter governare saggiamente e giustamente il suo popolo e un testo dal libro di Giobbe, a me molto caro, dove si parla della onnipresenza della grazia divina-Spirito Santo e, di seguito, uno dei più gloriosi inni a Dio creatore che governa il cosmo e le sue creature con bontà e con forza, per il bene dell’umanità.

Così pure credo sia stato per molti altri, ai quali, attraverso una lettura della Bibbia che è stata loro assegnata in modo del tutto “casuale” (in realtà provvidenziale), sono state dette parole che per ciascuno di loro hanno un messaggio che può essere di consolazione, di direzione spirituale, di illuminazione, di guarigione, di fede, di speranza e, in sintesi, di amore da parte di Dio Padre, che tutto governa con sapienza e verità per il bene e la felicità di tutti quelli che lo amano. Ringrazio – conclude – chi ha avuto questa splendida idea e mi auguro che questa profezia, questa preghiera corale, questa lettura ecclesiale della Sacra Scrittura sia ripetuta anche in futuro».

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