Jacqueline da 30 anni volontaria Caritas: «La mia seconda casa»

L’accento francese «tradisce le sue origini parigine e ingentilisce il tratto maremmano con cui, ormai dopo molti anni, si è abituata a parlare. E con il sorriso sulle labbra e la delicatezza che la caratterizzano, dice fiera: «Caritas? Ormai è la mia seconda casa» Come dare torto a Jacqueline Agostini, 80 anni portati benissimo, che da trenta trascorre da volontaria ogni mattina nei locali di via Alfieri, sede della Caritas diocesana. Il guardaroba è il suo «regno», dove Jacqueline si muove con padronanza, ma sempre con garbo. Mentre racconta di sè, arriva una giovane del servizio civile, le porge tre biglietti con altrettante richieste di vestiti. Jacqueline li legge, li mette nella tasca della «vestaglia» da lavoro, fa qualche verifica, per evitare che ci sia chi prende troppe volte e chi non prende mai. Poi si dirige verso il guardaroba, dove le altre volontarie sono intente a sistemare abiti. «La gente porta con sufficiente generosità – dice – Il nostro compito è anche quello di visionare capo per capo, sistemarlo negli scaffali secondo i criteri di divisione che ci siamo date e fare in modo che tutto sia il più possibile in ordine. Jacqueline vive a Grosseto dal 1964.

Galeotta fa una nota casa automobilistica francese per la quale lavorava il marito. Si conobbero, si innamorarono, si sposarono e dopo la nascita del secondo figlio (ne hanno avuto quattro) sono venuti a Grosseto, città del marito, che è mancato due anni fa. A Parigi ha lavorato in boutique, una volta in Italia si è occupata dei figli «ma quando anche loro hanno messo su famiglia, mi sono detta: “Non posso starmene chiusa in casa”. E mi sono messa a cercare luoghi in cui poter dare un po’ del mio tempo». Ha iniziato facendo per un anno il doposcuola all’Istituto San Lorenzo, in via Matteotti; poi nel 1989 l’approdo alla Caritas. Che non ha più lasciato. Ogni mattina, intorno alle 8.30 è già sul pezzo. Arriva in via Alfieri, parcheggia l’auto nel piazzale del Seminario e inizia la mattinata da responsabile del guardaroba e docce. Un servizio impegnativo, perchè si tratta di ricevere quanti bussano in Caritas e chiedono che qualcuno si prenda cura di loro nelle più elementari esigenze, che sono, sì, il cibo, ma anche il vestirsi e il potersi lavare. Sembra strano, a noi abituati ad aprire il rubinetto quando vogliamo, ma per chi vive in strada o in situazione di precarietà, anche farsi una doccia diventa una conquista.

«Ogni giorno, dal lunedì al giovedi, facciamo fare la doccia a 10 persone per volta – racconta Jacqueline- poi diamo loro il cambio pulito. In inverno assicuriamo due docce settimanali a ognuno, che servono anche per scaldarsi; in estate tre. Se vengono, poi, le mamme prepariamo anche i vestitini per i bambini. Il venerdì e il sabato li dedichiamo a sistemare il guardaroba». Mediamente ogni anno la Caritas di Grosseto aiuta tra le 5500 e le 6000 persone a curare la propria igiene e l’abbigliamento. «Qualcuno si lega molto a noi, perché ci vede un po’ come delle mamme o nonne. Penso a un clochard belga, che per molti anni è stato ospite e che ora è rientrato nel suo Paese perché, dopo seri problemi di salute, grazie a Caritas è riuscito ad avere una pensione con cui può tirare avanti… O penso ad Anna (nome di fantasia, ndr), che aveva problemi di droga…». «Perché vengo qui da 30 anni? Perché aiutare chi è debole è sempre stato nella mia indole. Anche quando da giovane a Parigi lavoravo nelle boutique. Fare servizio qui mi è naturale».

Giacomo D’Onofrio

Toscanaoggi.it

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