«Io, da utente a volontario della Caritas» La bellissima storia di Fabrizio

Ha gli occhi color del cielo, quasi trasparenti e un sorriso lieto che racconta di una serenità ritrovata dopo anni difficili e sofferti.

Fabrizio, 44 anni, è un volontario molto speciale della Caritas diocesana di Grosseto. Sì, perché lui prima di essere volontario è stato anche dall’altra parte, tra coloro di cui giornalmente la Chiesa si prende cura per assicurare cibo, vestiti puliti, una doccia, medicinali, ascolto, attenzione. Potremmo dire che nella vita di Fabrizio nulla è stato più provvidenziale di un brutto temporale di inizio estate, di qualche anno fa, che allagò i locali di Caritas, in via Alfieri. Fabrizio frequentava la mensa, usufruiva delle docce e dei vestiti distribuiti dalle signore del guardaroba, e vedendo il disastro che l’acqua aveva combinato, sentì che doveva in qualche modo restituire qualcosa a chi lo stava aiutando. «Chiesi a Luca (Grandi, vice direttore di Caritas, ndr) se potevo dare una mano. Mi disse di sì e così per tre settimane ho contribuito a risistemare gli ambienti danneggiati dall’acqua». Da lì è iniziato un percorso di avvicinamento, che si è poi trasformato in un inserimento strutturato, grazie anche all’intervento dei servizi sociali. «Oggi Caritas è la mia seconda casa», dice soddisfatto Fabrizio. Che senza ritrosia racconta la sua storia fatta di caduta e di risalita. «Sono nato a Orbetello nel 1974 – dice – e fino agli 11 anni ho vissuto a

Grosseto. Da essere in una situazione normale a ritrovarmi, bambino, dentro una situazione di disagio familiare il passo è stato breve. E così per sette anni ho vissuto all’Antoniano di Firenze, lì ho studiato fino alla licenza media e sempre a Firenze ho trovato un’occupazione. Per quattro anni ho lavorato in una fabbrica, ma la vita era dura: l’affitto della casa era diventato pesante, insieme alle altre spese, e così a un certo punto mi sono ritrovato in mezzo a una strada», con tutto quello che può significare non avere più un punto di riferimento certo. «A casa a Grosseto però non volevo tornare», confida l’uomo. Finché un giorno Fabrizio non ritrova, per caso, una sua vecchia conoscente, che gli dice: «Tua mamma è molto malata e ti cerca!».

Quella breve chiacchierata rappresenta la molla per decidersi a tornare là dove erano le sue radici. Fabrizio rientra a Grosseto, «ma la situazione di povertà non cambia», racconta ancora. «Per mia fortuna ho conosciuto Caritas». Inizia a frequentare i servizi di via Alfieri fin dai primi anni 2000 come assistito: il pranzo alla mensa, la doccia, i vestiti puliti. Poi, come detto, quel temporale che da essere causa di un disastro per i locali della Caritas, per Fabrizio si rivelerà la scintilla di una svolta. «Dopo quelle tre settimane in cui ho aiutato a ripulire le stanze – dice col sorriso – è passato un po’ di tempo. Ho continuato a frequentare Caritas e un giorno Luca Grandi, a bruciapelo mi chiede: “Perché non vieni a fare il volontario?” È così che è iniziata questa esperienza, che mi riempie di felicità».

Oggi Fabrizio, come detto, usufruisce di un percorso di inserimento lavorativo, ma mette a disposizione di Caritas anche tempo proprio come volontario puro e semplice e si è rivelato un ottimo tuttofare: svolge diverse commissioni, si occupa di qualche manutenzione e delle pulizie intorno alla struttura, sta in segreteria per registrare docce e pasti. «Sono contentissimo – confida – Ora ho una vita più serena e ho le mie soddisfazioni, perché mi sento utile. Questo posto mi ha cambiato in meglio». E gli altri ospiti come hanno reagito al cambiamento di «ruolo» di Fabrizio? «All’inizio qualcuno era titubante, non capiva che cosa fosse cambiato. Ora invece sono contenti». «Spesso – commenta il vice direttore di Caritas Luca Grandi – si tende a pensare a Caritas per numeri, cifre, percentuali (quanti pasti distribuiti, quanti vestiti ecc…), ma dietro a quei dati ci sono persone, ognuna con una propria storia e il fatto che Caritas riesca a cambiare in meglio la vita anche di una sola persona diventa per noi dono grande».

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