Caritas, una porta aperta a tutti

a società per come la conosciamo si presenta, spesso, come una serie di isole non comunicanti fra loro: ognuno vive la propria vita e poco o nulla sa delle fatiche e delle difficoltà degli altri. Tra questi «altri» ci sono, sicuramente, i poveri, coloro che vivono una situazione di disagio sociale, gli stranieri. Purtroppo, il giudizio ostile che non di rado scaturisce dalla «convivenza» con questi ultimi nei nostri quartieri e nei nostri paesi, è il denominatore comune che lega sempre più di frequente la nostra società. Ma camminando tra i corridoi del centro d’accoglienza della Caritas, si avverte come tale ostilità si annulli completamente, dal momento che passa in primo piano non l’apparenza, ma la persona e la sua storia. Esistente dal 1974 a Grosseto, Caritas si è da sempre presa cura di tante, differenti forme di bisogno e di indigenza, sviluppando nel corso degli anni servizi sempre più avanzati per garantire maggiore assistenza su più fronti.
Ma com’è una giornata in Caritas? Abbiamo trascorso alcune ore nella sede di via Alfieri col vicedirettore Luca Grandi, che ci ha illustrato l’organizzazione dei servizi e la loro estensione.
A fondamento di Caritas c’è, prima di tutto, un sostanzioso corpo di volontari, «specializzati» in
più settori operativi. È infatti presente un ambulatorio in cui prestano la loro opera e assistenza tre medici volontari, tra cui una ginecologa per le donne straniere.

Caritas, nel corso di un anno, distribuisce gratuitamente medicinali dietro prescrizione medica, per un importo che si aggira intorno alle 4mila euro. Grazie alla convenzione con Farmacie Comunali Riunite spa può contare su uno sconto del 12 per cento sui prodotti, riuscendo, così, a far fronte ai bisogni di salute primaria di chi da solo non ce la farebbe.

La mensa, aperta per la prima volta nel 1988, offre tra i 25 e i 30mila pasti l’anno e rimane aperta tutti i giorni. Altri volontari si occupano della sistemazione e della successiva distribuzione del vestiario, donato direttamente al centro da molte famiglie del territorio. Sono disponibili, per quanto riguarda la cura dell’igiene personale, tre docce per gli uomini e una per le donne, essendo molto più elevato il numero degli uomini che si avvale dei servizi (questo tipo di servizio attualmente lo si trova soltanto a Grosseto e alla Caritas di Follonica). Ad esso viene affiancato un centro di ascolto per coloro che si trovano in condizioni di povertà non estrema, ai quali il centro viene incontro con contributi finanziari e sostegni economici, favorendo anche l’incrocio di domanda e offerta di lavoro. Per quanto riguarda le questioni giuridiche, lo sportello legale riceve gratuitamente, una volta a settimana, tramite appuntamento, coloro che hanno bisogno di una consulenza (principalmente stranieri con problemi di
documentazione, permessi di soggiorno e simili). Caritas, inoltre, negli ultimi anni ha sviluppato altri due progetti paralleli per rispondere ad altri specifici bisogni o per fornire nuove soluzioni a situazioni di povertà presenti. Uno di questi è l’Emporio della solidarietà: un luogo di distribuzione gratuita di generi alimentari di prima necessità, aperto tre volte a settimana in via Pisa.

L’Emporio funziona come un piccolo market, ma senza che girino soldi. Si tratta di un’importante innovazione, in quanto da più di cinque anni, oltre alla distribuzione dei pacchi alimentari, permette a un centinaio di famiglie in stato di bisogno di scegliere, tramite una carta a punti, gli alimenti di primaria necessità. Lo stesso Luca Grandi afferma: «La possibilità di scegliere conferisce dignità alla persona, in quanto i nostri giorni sono caratterizzati da scelte, importanti per piccole che siano, senza le quali non saremmo liberi, indipendenti e diversi». Il secondo progetto è «Famiglie solidali», rivolto a nuclei familiari italiani o stranieri che si trovano in condizioni di
disagio abitativo e socio-economico. Grazie a Unicoop Tirreno, la Curia di Grosseto alcuni anni fa ha realizzato tre spazi abitativi per altrettante famiglie, integrati da spazi di utilizzo comune, quali la lavanderia e la stanza-giochi per i bambini. Le famiglie che si avvalgono di questo servizio alloggiano nei suddetti spazi per un tempo non determinato, che varia da caso a caso, ma che ha limite fisso di due anni. Lo scopo del progetto è infatti prima di tutto quello di restituire autonomia alla famiglia in stato di bisogno e di affiancarle altre famiglie volontarie in condizioni economiche normali, le quali «adottano» quest’ultima non economicamente, ma prettamente dal punto di vista sociale, quindi accompagnandola sul piano relazionale per facilitare il senso di appartenenza ad una stessa comunità.

Difatti la «relazione» è il fulcro su cui poggia l’intero apparato della Caritas. L’attività di volontariato, poi, si può suddividere in due diramazioni: il volontariato semplice e il servizio civile. Quest’ultimo è un servizio di volontariato rivolto ai giovani, nato per «difendere» la patria, in alternativa alla leva militare, per chi, appunto, non avesse voluto parteciparvi. Esso è attivo dal 1 gennaio 2005. Il percorso è riservato esclusivamente ai ragazzi dai 18 ai 28 anni di età e prevede un percorso di formazione di 90 ore, in seguito alla selezione tramite bando (regionale o nazionale), emanato a intervalli non regolari, proposto dalla stessa Caritas. I giovani selezionati sono chiamati a svolgere attività di volontariato per un tempo di lavoro che va dagli 8 ai 12 mesi. Esso include inoltre una retribuzione «poiché – precisa Luca Grandi – in questo modo i giovani impiegano un periodo significativo della loro vita dedicandosi ad un’esperienza che li metta a contatto con situazioni di bisogno. La retribuzione (poco più di 400 euro mensili, nda) è una buon gesto per spronarli ad entrare in contatto con realtà spesso dimenticate e ignorate dai giovani stessi, facendo maturare dentro di loro un forte valore umano e civile».

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