Servizio Civile: insieme a «chi ha bisogno» il racconto di 8 mesi in Caritas

Avevano preso servizio il 7 febbraio scorso e dopo 8 mesi hanno concluso la loro esperienza in Caritas. Sono i 7 ragazzi (6 ragazze e un ragazzo) fra i 19 e i 27 anni che hanno vissuto l’esperienza del servizio civile misurandosi quotidianamente con i poveri. Selezionati tra tutti coloro che avevano fatto domanda, attraverso un colloquio motivazione, i 7 giovani sono stati coinvolti in tutte le attività che quotidianamente Caritas porta avanti: al centro di accoglienza per il servizio al guardaroba, alle stanze delle docce, alla mensa; al centro di ascolto; all’Emporio di via Pisa, dove un’ottantina di famiglie in stato di bisogno possono fare gratuitamente la spesa scegliendo che cosa consumare; ma anche all’Istituto Santa Elisabetta, a contatto con i minori accolti dalle suore.

Tante esperienze diversificate, che mettono alla prova e che lasciano traccia. Secondo una bella consuetudine che va avanti da anni, al termine del periodo del servizio i ragazzi scrivono una lettera al Vescovo per restituire, in termini di risonanze e riflessioni, ciò che l’esperienza ha prodotto in loro. Anche stavolta, come in passato, riportiamo alcuni stralci di queste riflessioni, in attesa che nuovi giovani inizino quest’esperienza. «Di cose – commenta Lisa Morazzini – ne sono successe: la prima è stata conoscere gli altri ragazzi che come me hanno fatto il servizio civile, instaurando con loro un bel rapporto di amicizia ed aiutandoci nei momenti più complicati, specialmente quando avevamo a che fare con gli ospiti, dato che il rapporto con loro non è stato sempre facile». Quel che Lisa si porta a casa è la consapevolezza che «stando a contatto con persone che hanno bisogno e sapere che sono riuscita a renderli almeno un po’ più felici mi ha permesso di crescere come persona». Per Cira Battaglia «si concludono otto mesi di esperienza e crescita che, giocoforza, rimarranno legati alle nostre vite. Perché è evidente, il servizio civile rappresenta molte cose, più di quello che ci saremmo aspettati. Una sorpresa straordinaria che richiama emozioni, sensazioni pratiche e concetti di livello assoluto. Il servizio civile mi ha permesso di avere un primo, vero contatto con le dinamiche del mondo del lavoro. Ho avuto l’opportunità di capire anche come relazionarmi con persone eterogenee fra loro». Lorenzo era l’unico ragazzo di questo gruppo e offre una testimonianza molto bella: «Un anno fa la mia conoscenza di realtà analoghe a quelle di Caritas non rispondeva a rigidi criteri di congruenza con la realtà dei fatti».

Lorenzo ammette che «col passare delle settimane sono entrato in contatto con le situazioni più disparate, da quelle di estremo disagio economico e sociale all’emergenza immigrazione, dalle difficoltà degli anziani inasprite dalla solitudine e dall’abbandono, alla disabilità, fino ai delicati problemi connessi all’infanzia e ai minori e per ognuna di esse sono stato chiamato a dare una risposta, senza filtri moralistici o ideologici, commettendo errori, sentendomi più che inadeguato e domandandomi se non mi stessi trovando nel posto e nel luogo sbagliati. Ma sono altresì entrato in contatto col mondo del volontariato – continua – ormai sono convinto che in fondo quello di cui tutti noi abbiamo bisogno non sia altro che qualcuno che, nonostante tutto e tutti, ci dedichi l’unica cosa che nessuno può permettersi né di comprare né di perdere: il tempo». Ed Eleonora, altra giovane del gruppo, sottolinea come il servizio civile «più che un lavoro, è un’opportunità», che lei ha colto al volo appena uscita dalle scuole superiori. «Quest’esperienza – racconta – mi ha aperto gli occhi su molti aspetti della vita, delle relazioni, delle persone stesse e mi ha aiutato a imparare a gestire anche alcune mie emozioni». Eleonora evidenzia anche «alcune sfumature di grigio»: «Viene spontaneo chiedersi se non si possa fare di più… Nessuno ci insegna ad aiutare il prossimo e a farsi aiutare: bisognerebbe fare più formazione, già a scuola, per dare consapevolezza ai ragazzi che una relazione di aiuto parte da se stessi». Infine Maria: «Il servizio civile – scrive – mi ha fatto capire e vedere quali sono i veri problemi della vita. Mi ha insegnato che è bene aiutare chi ha bisogno, perché mi sono sentita utile, mi ha reso contenta il pensiero di aver potuto “soddisfare” tante persone, mi ha fatto crescere».

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